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INTERVISTA A FLAVIO LIMIDO

01/03/2017


IL DESTINO E‘ NELLE VOSTRE MANI
 
INTERVISTA A FLAVIO LIMIDO
11 marzo 2013-CONFARTIGIANATO
 
La ripresa e la ricostruzione; l’impegno e il sacrificio degli anni del dopoguerra. La voglia di ripartire. Dalla cantina di casa, negli anni Cinquanta, ad un’impresa – la Celsa – che oggi produce imballi flessibili anche per alimenti. Flavio Limido va per i novantadue anni: dal 1935 apprende i segreti della produzione e delle vendite alla Mazzucchelli di Castiglione Olona. A trent’anni inizia l’avventura imprenditoriale: <Ho sempre cercato di trasformare il mio tempo libero in qualcosa di costruttivo>, dice Limido. E così è stato.
 
Come si diventa imprenditori?
Con la preparazione, lo studio, tanta passione, la conoscenza e la flessibilità. E un principio prezioso: "Di quello che vuoi, scegli quello che puoi. E di quello che puoi, quel poco che riesci. Però, fallo e fallo bene!”.
Il percorso è stato lungo: rimpiange quei tempi?
Se fossi giovane, oggi non aprirei mai un’impresa.

Perché?
Le regole e le tasse. Le regole sono giuste, ma sono troppe: bloccano l’imprenditoria perché non c’è chiarezza. La pressione fiscale è assurda: pensi che se lo Stato decidesse di diminuire le tasse, io sarei in grado – da domani – di acquistare una bobinatrice nuova ogni anno e occupare due operai a tempo indeterminato.

Si perde troppo tempo in Italia?
Sì. Anni fa sono stato in Corea; i miei figli in Cina e India: sono Paesi che corrono. Le imprese italiane potranno cavarsela solo se sapranno fare prodotti che altri non fanno.

Cosa ha imparato in tutti questi anni?
Tre cose fondamentali: primo, nessuno ti regala niente; secondo, un uomo solo sarà sempre solo se non accetta le collaborazioni; terzo, il credito è migliore del prestito perché continua nel tempo. Se sei affidabile, e lavori con qualità, il credito ce l’avrai sempre mentre il prestito scade e termina.
 
Come è nata l’idea di un’impresa dedicata alla lavorazione di prodotti idonei al contatto con alimenti?
Dal cellophane, che già si produceva alla Mazzucchelli. Conoscevo il mercato di utilizzo del prodotto e sapevo che l’azienda nella quale lavoravo disponeva di sottomisure poco commerciabili. Iniziai da lì con il consenso della Mazzucchelli: prendevo gli avanzi di cellophane e li rilavoravo. Decisi di partire con gli imballaggi per merce di piccola dimensione: pettini, occhiali, spazzolini da denti. E le buste per le calze della Carabelli di Solbiate. Gli imballi per alimenti sono venuti dopo.

Cosa si fa qui in Celsa?
I dischi per hamburger, i foglietti trasparenti che al supermercato mettono sul prosciutto prima di incartarlo, i sacchetti per le baguette (con la pellicola traforata per evitare la condensa prodotta dal caldo), bobine per imballi automatizzati. Tutto ciò che serve per incartare grissini, paste, farinati, dolciumi. Confezioni personalizzate, di qualità e che nascono ascoltando le esigenze dei clienti aiutandoli nel trovare la soluzione più adatta ai loro problemi.  

Come si conquista un cliente?
Con l’attenzione e i giusti consigli, perché il nostro compito è quello di dare al cliente un prodotto anche diverso da quello che cercava purché adatto a soddisfare le sue esigenze. Questo ci ha permesso un 20% di fatturato sull’estero con Germania, Austria e Spagna. Inoltre abbiamo ottenuto la ISO 9001 che certifica la qualità del processo organizzativo e di prodotto e non dimentichiamo l’attenzione all’ambiente.

Come?
Con prodotti biodegradabili e gli scarti di lavorazione riciclati e trasformati in granuli. Poi, produciamo energia fotovoltaica immessa nel processo di lavorazione.
Oggi si parla di cambiamento: e negli anni Cinquanta?
Il passaggio dal cellophane al polipropilene è stato difficile: le aziende che producevano cellophane, poco alla volta erano costrette a chiudere dai produttori di nuove pellicole derivate dal petrolio e non più dalla cellulosa. Così, da parte mia ho dovuto aggiornare le mie conoscenze tecniche. Ho sempre pensato che le aziende sono come i bambini: nascono piccoli e poi crescono. Li devi far crescere.

Dal 1949 ad oggi, come è cresciuta la Celsa?
Ha preso il via con un prestito di uno zio: 375mila lire per la prima fornitura. Nell’azienda erano tutti coinvolti: i miei genitori, la moglie e i figli. A tal punto che si cresceva a pastasciutta e lavoro. E i miei bambini, quando ricevevano una caramella, erano più attenti alla grammatura e al tipo dell’incarto che al sapore.

Celsa e il passaggio generazionale: anche qui un successo?
La moglie, inimitabile, e i quattro figli: tutti in azienda con incarichi diversi.
Lei non parla di crisi: perché?
All’apice della crisi abbiamo registrato un calo nel fatturato e un aumento degli insoluti. Per il resto, il settore dell’alimentare direi che ha goduto di una buona salute.

Un ultimo messaggio a chi fa impresa?
Abbiate sempre fiducia nelle possibilità umane e in voi stessi: il destino è nelle vostre mani.
 

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